Le storie dei papà

Miryam, la Principessa del Mare e del Coraggio

di Un papà 9 anni 0

Miryam era una principessa dal vestito azzurro e dagli occhi vivaci, ma aveva un carattere un po’ pungente. Rispondeva spesso male, sbuffava quando qualcuno le dava un consiglio e, quando era contrariata, incrociava le braccia come se il mondo intero le desse fastidio. Nel suo castello tutti la conoscevano per la sua bellezza, ma anche per le sue risposte scorbutiche.

“Non ho bisogno di nessuno!” diceva spesso Miryam, con il naso all’insù. Eppure, dentro di sé, si sentiva spesso sola. Nessuno sembrava capire che sotto quella corazza c’era una bambina che desiderava essere ascoltata, rispettata e amata per ciò che era davvero.

Un mattino, mentre il vento faceva danzare le bandiere del castello, arrivò un invito misterioso: una nave pirata cercava un coraggioso equipaggio per attraversare il Mare dei Sette Venti e trovare una grotta piena di tesori e meraviglie. Miryam lesse il biglietto e fece una smorfia, ma i suoi occhi brillarono di curiosità. Il vento sussurrò tra le vele del porto “Bah, una nave pirata? Che idea assurda…”, brontolò.

Eppure, quella stessa sera, Miryam salì a bordo della nave chiamata Il Fulmine Marino. Il ponte scricchiolava sotto i suoi passi, le corde oscillavano leggere e i marinai correvano da una parte all’altra. I passi risuonarono sul ponte di legno Miryam cercò di sembrare fiera e distante, ma dentro sentiva il cuore battere forte: era la sua prima vera avventura.

Appena arrivata, conobbe Abigail, una principessa dai capelli ricci e dorati. Abigail era gentile, ma quando parlava, senza volerlo, faceva sempre qualche piccola sputacchiata buffa, così che tutti dovevano trattenere una risata. “Benve… pff! Benvenuta a bordo!” disse, arrossendo un po’. Miryam, invece di sorridere, rispose secca: “Potresti parlare senza fare quel rumore fastidioso?”

Abigail abbassò lo sguardo, ma non si arrabbiò. Poco dopo arrivò Febe, una ragazza vivace e allegra, che sembrava incapace di stare ferma. Ogni tanto, quando rideva o si emozionava, le scappava una scorreggina così forte da far tremare persino i gabbiani sul pennone. Febe rise di gusto, e la sua allegria contagiò il ponte “Scusate!” disse lei, arrossendo, ma continuando a sorridere come se nulla fosse.

Miryam sbuffò di nuovo. “Che equipaggio strano,” mormorò. Ma quella sera, durante la cena, accadde qualcosa che cambiò tutto. Il mare si fece scuro, il cielo si riempì di nuvole e un boato lontano fece tremare la nave. Il tuono rotolò sopra l’oceano come un tamburo gigante Dal buio emerse un drago marino, grande quanto una montagna, con squame verdi e occhi dorati.

I pirati impallidirono. Il capitano gridò: “Tutti ai posti! Il drago cerca la mappa del tesoro!” In mezzo al caos, Miryam capì che la mappa era stata divisa in tre parti: una era nella sua borsa, una nella cintura di Abigail e una nel cappello di Febe. “Perfetto,” brontolò Miryam, “proprio adesso doveva succedere.”

Il drago marino si avvicinò con un ruggito profondo. Il drago aprì le fauci con un ruggito possente Abigail, tremando, cercò di parlare con gentilezza: “M-m-mistero drago, pff, p-proprio non… vogliamo farti male.” Febe fece un passo avanti e, senza volerlo, emise un altro buffo suono che fece voltare il mostro. Per un momento, persino il drago sembrò confuso.

Miryam, però, capì che non servivano né paura né maleducazione: servivano calma e collaborazione. Inspirò profondamente e disse, questa volta con voce ferma ma gentile: “Ascoltate tutti. Abigail, tu hai la parte della mappa con i simboli. Febe, tu riesci a vedere bene nel buio. Io terrò occupato il drago parlando con lui.” Le due ragazze la guardarono stupite: Miryam non aveva mai parlato così.

Abigail annuì e provò a spiegare, con voce impacciata ma sincera, che il drago forse proteggeva il tesoro invece di volerlo rubare. Febe, puntando il dito verso l’orizzonte, notò una luce brillante tra le onde. Miryam alzò lo sguardo e vide che il drago non stava attaccando per cattiveria: stava cercando di avvertirle di un pericolo nascosto negli scogli.

Seguendo la luce, le tre amiche trovarono la vera entrata della grotta del tesoro, proprio dietro una cascata argentata. L’acqua scese scintillante davanti all’ingresso segreto Lì dentro non c’erano solo monete d’oro, ma anche libri antichi, mappe stellari, cristalli luminosi e perfino piccoli uova di drago protette dal tempo. Il capitano spiegò che quel tesoro apparteneva a chi sapeva custodirlo con saggezza.

Miryam restò in silenzio. Per la prima volta, capì che essere forte non significava rispondere male o trattare gli altri con durezza. La vera forza era saper ascoltare, chiedere scusa e lavorare insieme, anche con chi era diverso da lei. Abigail sorrideva, Febe rideva piano, e il drago marino, ormai tranquillo, si era accovacciato vicino alla grotta come una gigantesca sentinella.

Quando la nave ripartì, il mare era calmo e il cielo pieno di stelle. I gabbiani cantarono sopra le onde al tramonto Miryam si avvicinò ad Abigail e disse: “Scusa per prima. Non sei fastidiosa. Sei gentile.” Poi guardò Febe e aggiunse: “E tu sei buffa, ma anche coraggiosa.” Febe rise, questa volta senza imbarazzo, e Abigail annuì felice.

Da quel giorno, Miryam cambiò un po’ alla volta. Non divenne perfetta, perché nessuno lo è, ma imparò a scegliere parole migliori. Quando si arrabbiava, respirava, contava fino a dieci e pensava a ciò che provavano gli altri. Scoprì che un sorriso poteva aprire porte più grandi di una chiave d’oro, e che la gentilezza era una magia potente, quasi come quella di un drago buono. Una scintilla di coraggio brillò nel suo cuore

E così, la principessa scorbutica diventò la principessa del mare, dell’amicizia e del coraggio. Con Abigail, Febe e il drago come compagni, Miryam imparò che le avventure più belle non si trovano solo nei tesori nascosti, ma anche nei cuori che sanno cambiare. E ogni volta che la nave tornava a solcare l’oceano, il vento sembrava raccontare la stessa lezione: essere gentili rende il viaggio molto più grande e molto più felice.

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