Lorenzo e il Piccolo Dinosauro della Buonanotte
Lorenzo era un bambino con due occhi curiosi e un grande sorriso. Amava tantissimo i dinosauri, soprattutto quelli grandi e simpatici che sembravano proteggerlo con i loro passi lenti. La sera, quando arrivava il momento della nanna, Lorenzo stringeva il suo peluche preferito e guardava la luna dalla finestra.
Un giorno, mentre il vento muoveva piano le tende Il vento accarezzò la finestra, Lorenzo sentì un rumore leggero fuori dal giardino. Toc, toc, toc. Era un suono gentile e curioso, come di zampette piccine. Lorenzo si avvicinò piano piano e vide una cosa incredibile: un piccolo dinosauro verde, con gli occhi dolci e una coda morbida come un cuscino.
Il dinosauro non era spaventoso, no. Era buffo e allegro. Fece un piccolo sorriso e disse con voce tenera: “Ciao, Lorenzo. Sono Dino. Sono venuto per accompagnarti nella buonanotte.” Lorenzo aprì la bocca dalla meraviglia e fece un saltellino felice. Poi allungò una mano e toccò il nasino di Dino, che era tiepido e simpatico.
Dino camminò piano nel giardino Dino fece passi piccoli e morbidi sull’erba, e Lorenzo lo seguì senza fare rumore. Vicino al cespuglio c’erano tre foglie grandi, e sopra una foglia dormiva una coccinella. “Guarda,” sussurrò Dino, “anche gli animaletti piccoli si preparano a dormire.” Lorenzo sorrise e fece un cenno con la testa, felice di aver visto qualcosa di così dolce.
Poi arrivarono vicino a un albero alto e gentile. In cima, un gufo salutò piano piano Un gufo fece un morbido verso nella notte, come se anche lui volesse augurare la buonanotte. Dino alzò il musetto e disse: “Ogni creatura ha il suo tempo per riposare.” Lorenzo ascoltò con attenzione, e il suo cuore diventò tranquillo come una coperta calda.
“Facciamo un gioco?” chiese Dino. “Contiamo insieme le stelle.” Lorenzo guardò il cielo e vide tante stelline luminose, piccole come zucchero brillante. Una, due, tre... e ogni numero sembrava una carezza. Lontano, una campanella sonò dolcemente Una campanella suonò piano e dolce, come se la notte stesse cantando una ninna nanna.
Dino portò Lorenzo fino a una piccola collina. In cima c’era un cerchio di sassi e al centro brillava una luce lieve, come un sogno. “Qui,” disse Dino, “i dinosauri buoni raccontano storie felici.” Allora Lorenzo si sedette nell’erba, abbracciò il suo peluche e immaginò un dinosauro gigante che faceva le bolle di sapone e un altro che scivolava su un arcobaleno.
Lorenzo rise piano piano Lorenzo rise con una risatina dolce, perché quelle immagini erano davvero divertenti. Dino fece finta di essere un grande tirannosauro, ma invece di ruggire, iniziò a sbadigliare. “Roar... no, forse meglio un piccolo sbadiglio,” disse, e Lorenzo rise ancora di più. Anche gli animali più grandi, pensò Lorenzo, possono essere teneri e gentili.
Poi Dino indicò il cielo scuro, dove la luna sembrava una pallina di latte. “Quando la luna è alta,” disse, “è il momento di riposare.” Lorenzo sentì gli occhi diventare pesanti, pesanti come due morbidi cuscini. La brezza era fresca e buona, e il giardino sembrava avvolto da una coperta di silenzio.
Dino accompagnò Lorenzo fino alla porta di casa La porta si aprì piano piano, e lì lo aspettavano il letto caldo e la sua copertina preferita. “Grazie, Dino,” sussurrò Lorenzo. “Torna presto a raccontarmi un’altra storia di dinosauri.” Dino annuì contento, e i suoi occhi brillavano come due piccole stelle.
Prima di andare via, Dino lasciò a Lorenzo un ultimo saluto con il musetto vicino alla finestra. “Ricorda,” disse, “sei coraggioso, sei dolce e sei amato.” Lorenzo chiuse gli occhi con un sorriso sereno. Nel silenzio della stanza, il suo cuore faceva già sogni felici di dinosauri, stelle e notti tranquille.
E così Lorenzo si addormentò piano piano, mentre la luna custodiva il suo sonno. I dinosauri del sogno camminavano lenti tra nuvole morbide e prati di luce. E in quel mondo gentile, tutto era calmo, tutto era buono, tutto era buonanotte.

